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domenica, 15 novembre 2009
- TUTTO NEL NOME DEL SIGNORE
La città di Torino, il 12 ottobre scorso, ha visto la presentazione del libro “Vaticano S.p.A” edito da Chiarelettere presso l’unione culturale “Franco Antonicelli” a cura dell’associazione Amici della consulta torinese per la laicità delle istituzioni, con l’introduzione e la conduzione di Federico Calcagno, Presidente dell’associazione e giornalista RAI, la partecipazione di Gianluigi Nuzzi, inviato di “Panorama” ed autore del libro, di don Franco Barbero fondatore della comunità cristiana di base di Pinerolo “Viottoli”, del coordinatore della consulta Tullio Monti e di Edoardo Tortarolo, docente all’Università del Piemonte orientale.
Attraverso questa coraggiosa inchiesta Nuzzi ci porta nelle segrete stanze dei sacri palazzi del Vaticano grazie a monsignor Dardozzi, figura molto importante dello IOR (Istituto Opere di Religione) il quale ha dato vita ad un immenso archivio costituito da 4000 documenti inediti permettendo di ricostruire la gestione delle finanze vaticane svelando gli intrighi, le ambiguità, le omissioni e forse, è anche il caso di dire, le enormi truffe, di un meccanismo creato sistematicamente “ad hoc”, una vera holding all’interno della Santa Sede.
Suddiviso in due parti, nella prima viene descritta l’ascesa del sacerdote Paul Casimir Marcinkus grazie all’appoggio del cardinale di New York, Francis J. Spellman, figura molto oscura (definito dall’autore come l’elemento che fece da trait d’union tra la CIA e la Democrazia Cristiana onde evitare l’ascesa della sinistra al governo italiano), la sua alleanza con Michele Sindona, il famoso banchiere siciliano noto per i suoi legami con la mafia e la Propaganda Due di Licio Gelli ed i rapporti con Roberto Calvi noto anch’esso per le sue truffaldine operazioni finanziarie.
Ma qualcosa non andò per il verso giusto
Il 12 settembre 1978 il giornalista piduista Mino Pecorelli pubblica i centoventuno nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria. Tra questi Marcinkus e il suo segretario Donato de Bonis che diventerà ben presto prelato, ossia il tramite tra la banca e i cinque cardinali della Commissione di controllo che dovrà riferire direttamente al Sommo Pontefice. persona ineccepibile che non mantiene più contatti con le figure equivoche della finanza come il suo predecessore ma che inizierà a creare un sistema di riciclaggio di denaro entro le mura del Vaticano con conti criptati. Nasce così il famigerato deposito “Fondazione Cardinale Francis Spellman” gestito per conto di Giulio Andreotti. Altro evento oscuro la morte improvvisa di Papa Luciani dopo aver dichiarato la sua intenzione di far luce sulle ombre dello IOR.
Intanto per Sindona la situazione sta ormai precipitando ed organizza l’omicidio di Ambrosoli avvenuto nel luglio del 1979 mentre Calvi nel giugno del 1982 verrà trovato impiccato sotto il ponte dei frati neri a Londra. Nell’agosto dello stesso anno si dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano.
Nelle pagine seguenti è possibile esaminare la vicenda Enimont dal 1989 all’apertura delle inchieste. Dopo il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, ormai iscritti nel registro degli indagati, una tempesta si abbatte sullo IOR grazie al lavoro dei magistrati mentre sui giornali si anticipa la notizia dei presunti collegamenti con il Vaticano.
Tra il 1992 ed il 1993 una serie di eventi segneranno il paese nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica: gli omicidi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, del giornalista Mino Pecorelli, le dichiarazioni di Tommaso Buscetta e la presunta implicazione di Giulio Andreotti con cosa nostra.
Esplode anche lo scandalo delle mazzette Enimont e dai documenti di Dardozzi risulta evidente come qualcuno abbia violato il segreto istruttorio in quanto la santa Sede era già stata informata.
Con il processo del 1994 vengono imputati molti politici tra i quali Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Umberto Bossi e Claudio Martelli ma nell’elenco non vi è nemmeno un sacerdote e nessun ecclesiastico viene ascoltato come testimone.
E ancora montagne di denaro versate su fantomatici conti a favore di Istituti o Fondazioni benefiche divenuti strumenti per attività finanziarie occulte come per esempio il movimento ecclesiale “Lumen Christi” volto alla diffusione della fede cattolica in America Latina o la “St. Francis of Assisi Foundation” che coinvolgerà numerose compagnie assicurative.
Ma nel bilancio del Vaticano c’è ancora posto per le offerte delle sante messe e per i defunti, donazioni di denaro, di arredi antichi, di opere d’arte e proprietà immobiliari sparse per l’Europa.
Del resto lo stesso Marcinkus aveva sostenuto che “Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro?
Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria”.
La seconda parte del libro si muove da nuove e inedite testimonianze da cui emergono legami con la mafia e il progetto di costruzione di un “grande centro” giusto per ricordare che la Chiesa non si occupa solo delle anime ma anche di politica e questioni di Stato.
Siamo ormai di fronte ad una banca mondiale appartenente all’unica teocrazia esistente.
Restano ancora molti punti oscuri come la destinazione di fondi per finanziare le minoranze cattoliche nei paesi dell’Est e i regimi totalitari in America Latina.
Parole molto dure e di condanna quelle pronunciate da don Franco Barbero di Pinerolo che con la sua amara ironia ha commentato la doppiezza e il degrado della Chiesa sostenendo l’assoluta necessità della laicità dello Stato e delle istituzioni dove “Dio non c’entra e mentre la Chiesa continua a parlare di diritti si dirige sempre dalla parte opposta” lontana dai deboli e dai bisognosi “vera scuola di affarismo ed ipocrisia…sistema di reale corruzione, di ricatto economico, continuando a seminare la paura di parlare”.
E ancora ha aggiunto che “La grande bestemmia è la Chiesa gerarchica in cui si tende a salvare l’immagine piuttosto che cambiare la sostanza”.
Toni più pacati sono giunti da Edoardo Tortarolo che ha trattato degli intrecci tra Vaticano ed economia sottolineando come la forza del libro sia la documentazione perfettamente inserita nel contesto e commentata, senza entrare nel merito di quali fossero le motivazioni di Dardozzi per avere reso pubblico l’archivio dopo la sua morte lasciandola tra le volontà testamentarie e su cui si sono fatte le più svariate ipotesi, ma chiedendosi invece, come storico, quali siano state le modalità di costruzione e di raccolta di queste prove e commentando anche la fragilità del contesto politico italiano in cui si muovono le vicende descritte.
Tullio Monti è intervenuto ricordando che mentre si sono tenuti segreti i rapporti tra Sodano e Pinochet si sono rifiutati i funerali a Piergiorgio Welby e ritenendo di non avere fiducia che lo IOR possa cambiare visti i suoi 4000 dipendenti ed i 44000 correntisti tra ecclesiastici e privati.
Ha anche ricordato come l’elemento più inquietante sia l’enorme massa di denaro che il Vaticano aspira dai cittadini italiani ogni anno. Secondo i calcoli più recenti effettuati dal matematico Piergiorgio Odifreddi, al miliardo di euro dell’8 per mille bisogna aggiungere i soldi elargiti per gli stipendi degli insegnanti di religione e la loro assunzione in ruolo, per i finanziamenti delle scuole cattoliche e le cinque università, per la fornitura di servizi idrici alla città del Vaticano, per l’Opus Dei, per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, per la ristrutturazione di edifici religiosi, per gli stipendi dei cappellani militari, per il fondo di previdenza del clero, per l’ospedale di padre Pio a san Giovanni Rotondo, per il finanziamento degli oratori, per la costruzione di edifici di culto, ecc…ecc…
Occorre ancora aggiungere una parte dei finanziamenti pubblici alla sanità, di cui una grossa parte viene ancora gestita da istituzioni cattoliche, senza considerare le mancate entrate dovute alle esenzioni ICI per gli edifici vari appartenenti al clero.
Questo libro, che tra l’altro vanta 180.000 copie vendute in quattro mesi, riesce a tenere desta l’attenzione del lettore il quale si trova proiettato in una sorta di “thrilling fantapolitico-finanziario”, documentato minuziosamente, dal finale molto inquietante con le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e l’ennesima somma di denaro scomparsa dopo essere stata affidata al noto teologo e demonologo, nonché esorcista, monsignor Corrado Balducci morto nel settembre del 2008. Forse uno scherzo del diavolo?
Purtroppo anche questo illustre ecclesiastico finirà nel calderone dei cupi ed ambigui personaggi in abito talare che, rifacendosi ai principi dell’Opus Dei, si potrebbero forse definire spiriti che hanno desiderato la santità nell’esercizio del loro ministero? O come direbbe Max Weber ci troviamo di fronte ad un’azione politica in cui l’etica della convenzione si oppone all’etica della responsabilità? D’altronde il fine giustifica i mezzi.
E se un messaggio positivo è giunto in questi giorni dall’arcivescovo Mariano Crociata, segretario generale della CEI, dall’assemblea di Assisi, il quale ha condannato la malavita organizzata in tutte le sue forme sostenendo che mafiosi, camorristi e affiliati alla ‘ndrangheta “sono già scomunicati… chi vive in queste realtà già automaticamente è fuori dalla comunione ecclesiale e dalla Chiesa, anche se si ammanta di una falsa religiosità”, possiamo concedere il beneficio del dubbio e affermare che si tratta solamente di una nuova teologia del lavoro o per meglio dire degli affari.
Naturalmente tutto nel nome del Signore.
E a questo punto credo non ci sia bisogno di altri commenti.
Graziella Sturaro
venerdì, 13 novembre 2009
Agli amici toscani, comunico questo doppio appuntamento per lunedì 16
novembre, a Firenze.
Se non vi sarà possibile partecipare, fate girare questo invito, se
potete, se volete...
Grazie. Saluti
Luca Kocci
La Comunità delle Piagge e Adista, l’agenzia di stampa sul mondo
cattolico, in collaborazione con la Libreria Feltrinelli di Firenze
organizzano per il 16 novembre la presentazione del volume FUORITEMPIO.
OMELIE LAICHE (anno C), a cura di Valerio Gigante e Luca Kocci, Di
Girolamo editore, Trapani, 2009
ore 18, libreria Feltrinelli di via Cerretani 30
insieme ai curatori del volume intervengono don Alessandro Santoro, don
Vitaliano Della Sala e Luigi Lombardi Vallauri
ore 21, Centro sociale Il Pozzo di via Lombardia alle Piagge
insieme a curatori partecipa don Vitaliano Della Sala e la Comunità
della Piagge
Il libro:
Valerio Gigante – Luca Kocci (a c. di), Fuoritempio. Omelie laiche (anno
C), Di Girolamo editore, Trapani, 2009, pp. 200, euro 15
Commenti al Vangelo della domenica affidati a uomini e donne, credenti,
non credenti oppure cristiani non cattolici, laici o preti o religiosi
che per scelta, per condizione o per decreto si trovano a vivere da
credenti “sulla strada”, fuori da ogni protezione o benedizione del
potere ecclesiastico. Riflessioni, non “prediche”, poco clericali,
quindi; ma forse proprio per questo profondamente evangeliche, condotte
da persone che hanno accolto l’invito di lasciarsi provocare dal
dirompente messaggio di Gesù.
Ad alternarsi sulle pagine di questo libro, nato da una rubrica che
Adista, storica agenzia progressista di informazione politico-religiosa
( www.adista.it), ha inaugurato nel 1998, un eterogeneo e autorevole
gruppo di “omileti”, significativo anche e soprattutto per un pubblico
di lettori laici, poco addentro alle questioni del tempio, ma forse
curiosi di leggere un commento al Vangelo sottratto al genere
predicatorio, svestito del rassicurante ed asettico stile del linguaggio
ecclesialese, che cerca di far risuonare la grazia dell’inquietudine,
della domanda, dell’attesa, che evita vapori spiritualistici e languori
buonisti, che tenta di “affliggere i consolati” – come proponeva don
Tonino Bello – e di convertire i buoni.
Testi di Manfredo Araùjo De Oliveira, Tissa Balasuryia, Marcelo Barros,
José Oscar Beozzo, Luigi Bettazzi, Luisito Bianchi, Leonardo Boff,
Gabriella Caramore, Anna Carfora, Augusto Cavadi, Misa Chiavari, José
Luis D'Amico, Vitaliano Della Sala, Tonio Dell'Olio, Erri De Luca,
Nicoletta Dentico, Benedito Ferraro, Giovanni Franzoni, Jacques Gaillot,
Rita Giaretta, Giulio Girardi, Maria Glora Ladislao, Raniero La Valle,
Alberto Maggi, Lidia Maggi, Enzo Mazzi, Fausto Marinetti, Eugenio
Melandri, Arturo Paoli, Ricardo Pérez Màrquez, Aloysius Pieris, Xabier
Pikaza, Antonietta Potente, Samuel Ruiz García, Alessandro Santoro,
Luciano Scaccaglia, Felice Scalia, Lilia Sebastiani, Alberto Bruno
Simoni, Sergio Tanzarella, Paulo Teixeira, Efrem Tresoldi e Alex Zanotelli
L'insegnamento della religione cattolica a scuola.
Religioni confessionali o storia delle religioni?
Ha senso la recente proposta di inserire anche un'ora di islamismo?
Discutiamone insieme anche alla luce dell'esperienza della comunità nostra e delle comunità di base, nell'incontro comunitario aperto a tutti e specialmente a gentori e insegnanti, domenica prossima 15 novembre ore 10,30 alle "baracche" dell'Isolotto via degli Aceri 1 Firenze
(tel 055 711362).
La Comunità dell'Isolotto
giovedì, 12 novembre 2009
Il muro del sacro sta mostrando nuove crepe? E' l’interrogativo che nasce di fronte ai due sacerdoti della diocesi fiorentina infangati dal peggio della profanità: don Roberto Berti allontanato per pedofilia e padre Atanasio Seromba condannato all'ergastolo per genocidio.
Mentre si celebra, a buon diritto, la caduta del muro di Berlino con grande clamore, si riservano appena sussurri ad altri muri che resistono: il muro tra Messico e USA, il muro del Mediterraneo, il muro d'Israele, il muro tra ricchezza e povertà …. Completamente ignorato ne resta uno che forse è alla radice di tutti: il muro del sacro.
E’ ancora a livello di sogno un nuovo modo di essere cristiani che testimoni e riveli la sacralità di tutto il creato e di ogni donna e uomo senza più bisogno della separatezza del sacro e della sua gestione da parte della casta sacerdotale. Insomma la religiosità assunta totalmente dal “Popolo di Dio” e il prete, uomo o donna che sia, fratello/sorella nella circolarità comunitaria “senza padri né maestri né dottori” come vuole il Vangelo. E' il sogno espresso dal teologo Ernesto Balducci, nella Tavola rotonda sulla Violenza del sacro svoltasi in un gremito Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, nell'ambito del Convegno delle comunità di base sulla Laicità nel 1987. "Io sono convinto - egli disse - che non ci può essere cultura di pace se non con la eliminazione del sacro: la fine del sacro è la fine della cultura di guerra. Ciò che va eliminato è il sacro reificato, sequestrato dal potere, separato dalla vita, collocato in spazi e luoghi e gesti e riti determinati, gestito da persone sacralizzate. Le comunità di base sono comunità di pace nel senso forte e ricco della parola che mirano ad esorcizzare la violenza che si annida anche nei nostri riti, per inventare una forma di mediazione del messaggio evangelico del tutto libera dalle categorie sacrali".
La comunità di base delle Piagge è colpita perché vive quel sogno da cui il dominio del sacro si sente minacciato. La gerarchia fiorentina e vaticana preferisce restare a difendere il muro-fortino del sacro che fa acqua da tutte le parti piuttosto che dare spazio ad esperienze di desacralizzazione come quelle delle comunità di base. Se ne parlerà domenica 22 novembre prossimo alle “baracche” dell’Isolotto via degli Aceri 1 al mattino nell’incontro comunitario in cui sarà presentato il libro Coltivare speranza sulla storia e la realtà attuale delle comunità di base.
Enzo Mazzi
(da l’Unità Firenze giovedì 12 novembre 2009 pag. 1)
mercoledì, 11 novembre 2009
Primo giorno senza don Santoro alle Piagge
la vita sembra uguale. “Siamo tristi e arrabbiati, però andiamo avanti”.
Leggili qui
martedì, 10 novembre 2009
----- Original Message -----
From: Mosaico di pace - Redazione
To: Gruppo di discussione PAX CHRISTI
Sent: Monday, November 09, 2009 8:35 AM
Subject: [paxchristi] Mosaico dei giorni: Il muro di Berlino e gli altri muri
Mosaico dei giorni
Il muro di Berlino e gli altri muri
9 novembre 2009 - Tonio Dell'Olio
Lasciate che una volta tanto scriva di un argomento di cui oggi riferiscono tutti i giornali: il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino.
Se oltre a celebrare giustamente il passato riuscissimo a riflettere sull'oggi, dovremmo pensare anche ai muri che resistono e si consolidano.
Il muro che si erge maestoso e minaccioso tra Messico e Stati Uniti a impedire che i disperati della parte povera dell'America possano sedersi alla stessa tavola ricca degli americani del Nord.
Il muro di mare in cui abbiamo ridotto il Mediterraneo che prima cuciva come ago e filo i popoli che vi si affacciano e che ora respinge al mittente ogni questua di dignità.
Il muro di Israele, monumento rassegnato di fronte alla scommessa che i conflitti prima o poi finiscono, totem di cemento armato e di elettronica avanzata, agnello d'oro innalzato a idoli che "hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni: sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida" (Salmo 113).
Perché i muri sono gli scogli su cui si infrangono le speranze dei popoli.
Sono le dighe che impediscono alle folle di incontrarsi per scoprire che si può essere amici e non v'è malocchio o condanna all'odio perenne.
Sono prigioni a cui si condanna anche chi le costruisce.
Caro Tonio e care amiche e amici di Pax Christi,
ti ringrazio della provocazione, che condivido in pieno. La caduta del muro di Berlino si celebra, a buon diritto, con grande clamore mentre si passano sotto silenzio altri muri che resistono. "Scogli, tu dici giustamente, su cui si infrangono le speranze dei popoli". Ne enumeri diversi: il muro tra Messico e USA, il muro del Mediterraneo, il muro d'Israele. Ne manca uno che forse è alla radice di tutti: il muro del sacro, il velo del tempio. E' dimenticanza o impossibilità? Ti capisco.
Il sogno che cova in molti, più o meno consapevolmente, è un nuovo Sinai, cioè un nuovo incontro col mistero e col sacro, che testimoni e riveli la sacralità di tutto il creato e di ogni donna e uomo senza più bisogno della separatezza del sacro e della sua gestione da parte della casta. Un nuovo Sinai che faccia superare il muro del sacro e consenta di incontrare e intrecciare e contaminare il sacro con la vita quotidiana.
E’ il sogno espresso ad esempio da Ernesto Balducci, con la forza e la chiarezza che gli erano consuete, nella stessa Tavola rotonda sulla Violenza del sacro in cui parlò anche Ingrao citato sopra, nell’ambito del Convegno delle comunità di base sulla Laicità svoltosi a Firenze nel 1987. "Io sono convinto - egli disse - che non ci può essere cultura di pace se non con la eliminazione del sacro: la fine del sacro è la fine della cultura di guerra. Ciò che va eliminato è il sacro reificato, sequestrato dal potere, separato dalla vita, collocato in spazi e luoghi e gesti e riti determinati, gestito da persone sacralizzate. E’ il sacro che dalla rivoluzione del neolitico in poi ha assolto la funzione di integrare la forza dentro le regole della ragione. Non di eliminare la forza ma di sacralizzarne e regolarne l’uso come cultura: cultura di guerra, momento dirimente dei conflitti sia interni che esterni alla città. Va eliminata la sacralità come funzione del potere, del dominio e della espropriazione dell’uomo. E’ proprio questa eliminazione del sacro reificato l’esperienza che fecero le comunità del primo annuncio del Vangelo. La loro collocazione nella società era di tipo 'laico'. Quando è avvenuto l’inserimento delle comunità cristiane negli spazi del potere c’è stata la sacralizzazione della chiesa. Il Cristianesimo si è inserito nei quadri della cultura sacrale ed ha assolto la funzione di religione della società. E la religione in una società dal neolitico ad oggi ha il compito di portare il sigillo della sacralità alla violenza della società. Il Cristianesimo è divenuto il sigillo della sacralità della cultura di guerra. E rimane tale anche quando condanna a parole la guerra. La sua funzione di sacralizzazione della violenza è strutturale, va oltre le parole e i documenti ... Le comunità di base - concluse padre Balducci - sono comunità di pace nel senso forte e ricco della parola che mirano ad esorcizzare la violenza che attraverso la stessa pedagogia della fede abbiamo introiettato, che si annida anche nei nostri riti, per inventare una forma di mediazione del messaggio evangelico del tutto libera dalle categorie sacrali". Quanto è attuale questo messaggio!
Caro Tonio se non ci impegniamo tutti per abbattere il muro del sacro, nei modi e nei tempi consentiti, molti altri muri continueranno a resistere.
Un caro saluto a te e a tutti
Enzo Mazzi
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sabato, 07 novembre 2009
Meno croce più Vangelo
La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha detto «no» al crocifisso in classe, pronunciandosi sul ricorso di una cittadina italiana.
Si è subito scatenato il putiferio. In Italia la laicità è un obiettivo ancora lontano. Questo non deve indurre allo scoraggiamento. Deve anzi suscitare una spinta a lavorare con più lena perché la cultura della laicità divenga sentire comune.
Finché la religione cattolica era l’unica religione dello stato si poteva ancora sostenere che l’esibizione pubblica del crocifisso corrispondesse all’interesse pubblico. Ma oggi, dopo gli Accordi del 1984, la religione cattolica non è più la sola religione dello stato. Quindi i simboli religiosi, tutti i simboli religiosi, anche quelli della spiritualità o della fede laica, hanno uguale dignità. Le leggi e chi le interpreta devono adeguarsi di diritto e di fatto.
Ma è proprio vero che il crocifisso ha un valore universale e che è la bandiera dell’identità italiana? Che tutti i cittadini, di qualsiasi religione o credo, possono e devono accettare? Ma allora com’è che Costantino ha messo la croce sui suoi labari e in quel segno ha ucciso e in quel segno ha vinto? Com’è che da quel momento la croce è trionfo e vittoria? E’ vero che poi Costantino in omaggio alla croce ha abolito la crocifissione. Non però la sostanza del supplizio. Ha continuato a sacrificare innocenti con altri strumenti avvalendosi della protezione della croce. Si potrebbe continuare sul filo della storia, dalla croce indossata dai crociati alla croce brandita dai conquistatori, usata per accendere i roghi di eretici e streghe, fino alla croce sui simboli di partito e alla croce che s’insinua negli attuali arsenali militari.
Lo so bene che la croce ha alimentato anche la speranza del riscatto storico degli oppressi, la loro lotta e le loro rivoluzioni. Ma per lo più ciò è stato considerato una eresia. In realtà ogni volta che il cristianesimo si è aperto e legato ai movimenti storici che puntavano al riscatto dei poveri e degli oppressi, qui in terra e non solo in cielo, ha subito feroci repressioni. Contro quel cristianesimo ribelle puntualmente si sono accesi i roghi fisici o morali. Fino all’attuale allontanamento di don Alessandro Santoro dalla Comunità delle Piagge di Firenze. Non risulta per niente vero che è consentito vedere nella croce il simbolo della prevalenza dell’amore sul potere, come sostiene un teologo alla moda come Vito Mancuso (la Repubblica di ieri 4 novembre). Tutti i movimenti popolari rivoluzionari animati dal Vangelo che hanno visto nella croce il segno della liberazione storica e non solo della redenzione sacrificale trascendente sono stati repressi spesso nel sangue. Quante croci della teologia della liberazione sono state abbattute e calpestate dai crociati della croce esibita come trionfo! La croce si può anzi si deve esporre solo in quanto è segno del potere.
Non per nulla “meno croce e più Vangelo” valeva anche nella scuola di Barbiana da dove don Milani aveva tolto il crocifisso. Meno croce e più Vangelo valeva per un cattolico come Mario Gozzini, il senatore della legge sulla carcerazione, il quale nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce. E vale oggi per tante esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace, vale per le comunità di base, vale per tante oscure parrocchie e associazioni, vale per i valdesi. Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia. Le suggestioni di Gozzini sarebbero da rileggere oggi, tanto sono attuali. Egli da fine politico e da buon legislatore fa la proposta di “uno strumento che impegnasse il presidente del Consiglio a studiare e compiere i passi opportuni per ottenere, dalla Conferenza episcopale, l’assenso a togliere di mezzo un segno diventato, quantomeno, equivoco … Ci vorrà tempo e pazienza – conclude Gozzini – ma ho speranza che alla fine la ragione e l’autentica coscienza cristiana (quella che bada a Cristo più che ai patrimoni storici) avranno la meglio”. La speranza di Gozzini è sempre più la nostra speranza.
Enzo Mazzi
Firenze 6 novembre 2009
(il manifesto 6 novembre 2009 pag. 1)
venerdì, 06 novembre 2009
Da: assistenza amministrativa kilim [mailto:assistenza.amministrativa@retidikilim.it]
Inviato: venerdì 6 novembre 2009 15.43
A: carlo@consigli.fi.it
Oggetto: 5XMILLE 2007 CENTRO EDUCATIVO POPOLARE
Gentile Cliente,
l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i dati riguardanti le preferenze per la destinazione del 5 per mille espresse dai contribuenti nel 2007.
L’importo delle scelte espresse per la vostra associazione è pari a €. 3.172,89.
Cordiali saluti.

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Il Consiglio di Quartiere 5 ha approvato una risoluzione che sostiene la Comunità delle Piagge per l’impegno e il lavoro svolto all’interno del Quartiere. Su proposta della consigliera Adriana Alberici di perUnaltracittà la risoluzione è stata votata dalla stessa perUnaltracittà, Pd, Sinistra per Firenze, Italia dei Valori e Spini per Firenze. Si sono astenuti i gruppi PdL e Centro Destra per Firenze. Il documento cita il valore delle attività svolte al centro sociale Il Pozzo attraverso le cooperative sociali che sono “impegnate nel creare opportunità lavorative per i più disagiati e anche occasioni di recupero e di costruzione di percorsi di legalità, ispirandosi sempre a valori di solidarietà e di non discriminazione”.
La risoluzione adottata dal Quartiere 5 ringrazia e apprezza “quanto svolto dai volontari e dalle volontarie della Comunità” e auspica, nonostante le difficoltà del momento, “la continuazione dell’esperienza nella sua totalità e nello spirito di accoglienza che la caratterizza. Il Quartiere si impegna a salvaguardare, anche e per quanto possibile a livello istituzionale, l’esperienza, valutando, ad esempio, la possibilità di concedere il patrocinio ad iniziative sociali e culturali che la Comunità continuerà ad esprimere”.
Ecco il testo della comunicazione della consigliera Adriana Alberici che ha preceduto il voto.
—
Sig. Presidente, colleghi Consiglieri,
ho meditato a lungo sull’opportunità di scrivere alcune righe su una vicenda che sta interessando in questi giorni la Comunità delle Piagge, che da ben quindici anni agisce nel tessuto sociale disagiato della periferia Nord-Ovest della città e, quindi, nel nostro Quartiere.
Il mio Gruppo, perUnaltracittà, ha già diffuso un comunicato di solidarietà a Don Alessandro Santoro, Cappellano delle Piagge, a seguito del provvedimento di allontanamento dalla Comunità, deciso da S.E. l’Arcivescovo di Firenze Mons. Francesco Betori nei suoi confronti in data 26 ottobre scorso. Naturalmente, come appartenente a quel gruppo politico, condivido pienamente quanto espresso dalla capogruppo in Consiglio Comunale, Ornella De Zordo. Tuttavia, essendo parte di questo Consiglio e, soprattutto, appartenendo da circa sei anni alla Comunità delle Piagge, non posso non cercare di condividere con voi l’enormità di quanto sta accadendo in termini di risvolti sul territorio.
Vorrei che sapeste, innanzitutto, che ho deciso di scrivere questo testo sulla base della fiducia che nutro in ognuno di voi come singola persona in quanto ho avuto modo di apprezzare l’intenzione, da parte di tutti, di svolgere il proprio ruolo politico con coscienza ed a servizio del bene comune. Questo si può vedere soprattutto nella ricerca del consenso più ampio possibile sulle decisioni da adottare nell’interesse del quartiere, nel desiderio di approfondimento e nella passione che ognuno di noi mette nella propria attività, e, non ultima, nella considerazione che questa istituzione ha più volte espresso nei confronti dei gruppi politici monocellulari di minoranza. In poche parole, se non avessi trovato degli uditori che valuto aperti e pronti al dialogo, non mi sarei permessa di formulare questa comunicazione e una conseguente risoluzione che vi chiederò di votare.
Faccio parte dal 2002 della Comunità delle Piagge e sono attiva su vari fronti. Ho cominciato con la scuola informale per adulti per il conseguimento della licenza media ed ho speso nel settore scuola gran parte delle mie energie nei prima anni, con la scuola di italiano per stranieri e, molto recentemente, la scuola di alfabetizzazione per gli adulti. In tutti i casi si tratta di persone che, per vicende personali non hanno potuto seguire i percorsi ordinari di scolarizzazione o sono vittime di un preoccupante analfabetismo di ritorno che colpisce anche molti cittadini italiani.
Un altro settore in cui la Comunità è molto attiva, è il percorso delle economie solidali con la bottega Equazione, unica esperienza di commercio equo e solidale del Quartiere 5, e del microcredito di prossimità. Da quasi dieci anni infatti, è attivo il Fondo Etico e Sociale delle Piagge capace di offrire un’opportunità di credito, soprattutto in situazioni di necessità di mutuo soccorso, ma anche di avvio di piccole realtà imprenditoriali sul territorio, a centinaia di persone che, senza garanzie, sarebbero escluse dal sistema bancario e facile preda di sistemi usurai che da tempo la Pubblica Amministrazione fiorentina, si dice convinta di dover combattere in profondità. E’ opportuno considerare che questi richiedenti prestito “non bancabili” vivono il Fondo in una condizione di assoluta parità con chi mette a disposizione i propri risparmi e che il tasso di insolvenza è bassissimo, pari all’1% circa. Non si tratta insomma di un’esperienza assistenziale, come ne esistono nel territorio fiorentino, ma di una scommessa fatta sulle singole persone che riescono a ritrovare, in un sistema basato sulle relazioni umane, e prendendo parte attiva alla vita associativa del Fondo, la propria dignità.
Varie sono le Cooperative e le Associazioni che agiscono sul territorio ed i progetti in corso sono rivolti esclusivamente all’ambito territoriale delle Piagge, allo scopo di fornire opportunità di miglioramento ad un tessuto sociale disagiato in cui, negli anni, si sono sviluppati agglomerati urbani ad alta densità abitativa e ad elevato rischio sociale. Attraverso il lavoro delle cooperative vengono portate avanti attività lavorative di recupero, riciclaggio ed agricoltura biologica; attività sociali con inserimenti socio-terapeutici, accoglienza a bassa soglia, assistenza legale gratuita, attività in carcere; attività culturali con incontri, casa editrice “Piagge”, giornale di periferia Altracittà.
Da credente inoltre, non posso non menzionare anche gli aspetti spirituali che da sempre sono stati curati con attenzione e, soprattutto, lo spirito di accoglienza dell’altro, a prescindere dalle sue convinzioni, che caratterizza la Comunità. Se l’ecumenismo è da considerarsi un valore, come dichiarato più volte dalla Chiesa ufficiale, le Piagge ne esprimono da sempre un esempio di concretezza e di fattibilità.
Di tutto questo contesto di operosità sociale, fatta di percorsi quotidiani con gli ultimi e di storie di marginalità, Don Alessandro Santoro è da sempre l’ispiratore, oltre che il pastore e la guida religiosa, portando avanti con estrema coerenza il mandato ricevuto al suo tempo (1994) dalla massima autorità religiosa fiorentina dell’epoca, il Cardinale Piovanelli. La sua rimozione perciò, anche dalle cariche sociali che ricopre in alcune delle cooperative, non ha potuto che gettare nello sconforto e nella preoccupazione l’intera Comunità, fatta soprattutto di volontari e di chi in quella Comunità ha trovato accoglienza e disponibilità al dialogo oltre che rispondenza a bisogni concreti. D’altro canto, la sua irrevocabile decisione di “obbedienza”, coerentemente annunciata e perseguita, in seguito al provvedimento del vescovo, non deve bloccare le nostre attività e i nostri progetti, come auspicato dallo stesso Vescovo.
Mi scuso per la lunghezza ma è tale lo spessore di questa esperienza che non è facile sintetizzare e l’invito, a tutti voi, è di recarsi in visita sul posto per conoscere coi propri occhi e con la propria testa l’enorme patrimonio culturale e sociale messo in piedi in anni di attività dal basso e sempre, rigorosamente, dalla parte degli ultimi.
Quello che chiedo oggi a quest’Assemblea di uomini e donne chiamati ad agire per il bene comune è di valutare la possibilità di esprimere una qualche forma di solidarietà con la Comunità e con quello che rappresenta nel tessuto sociale del Quartiere 5.
Adriana Alberici
Consigliera del Gruppo perUnaltracittà al Consiglio di Quartiere 5.
Il Consiglio di Quartiere 5 ha approvato una risoluzione che sostiene la Comunità delle Piagge per l’impegno e il lavoro svolto all’interno del Quartiere. Su proposta della consigliera Adriana Alberici di perUnaltracittà la risoluzione è stata votata dalla stessa perUnaltracittà, Pd, Sinistra per Firenze, Italia dei Valori e Spini per Firenze. Si sono astenuti i gruppi PdL e Centro Destra per Firenze. Il documento cita il valore delle attività svolte al centro sociale Il Pozzo attraverso le cooperative sociali che sono “impegnate nel creare opportunità lavorative per i più disagiati e anche occasioni di recupero e di costruzione di percorsi di legalità, ispirandosi sempre a valori di solidarietà e di non discriminazione”.
La risoluzione adottata dal Quartiere 5 ringrazia e apprezza “quanto svolto dai volontari e dalle volontarie della Comunità” e auspica, nonostante le difficoltà del momento, “la continuazione dell’esperienza nella sua totalità e nello spirito di accoglienza che la caratterizza. Il Quartiere si impegna a salvaguardare, anche e per quanto possibile a livello istituzionale, l’esperienza, valutando, ad esempio, la possibilità di concedere il patrocinio ad iniziative sociali e culturali che la Comunità continuerà ad esprimere”.
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